Quando si pensa alla Sicilia, spesso il richiamo è mare, spiagge e antiche rovine. Ma c’è un angolo dell’entroterra che offre un’esperienza completamente diversa — e che può sorprendere anche i più piccoli: Gibellina. Qui arte contemporanea e memoria del territorio si intrecciano in modo forte e visibile, diventando un “museo a cielo aperto” che offre scorci insoliti e spunti di riflessione anche per le famiglie con bambini.
In questo articolo ti porto con me in un itinerario per famiglie: le opere all’aperto di Gibellina Nuova, il MAC (Museo d’Arte Contemporanea), la Fondazione Orestiadi e il Cretto di Burri. E ti do qualche suggerimento per rendere la visita più piacevole anche per i più piccoli.

Un po’ di storia per iniziare
Gibellina, come molti sanno, fu distrutta dal terribile terremoto del Belìce nel 1968. Il paese antico non fu ricostruito nello stesso luogo, ma si scelse un sito differente per costruire la Gibellina Nuova. Nel corso degli anni si è deciso di trasformare questa tragedia in un progetto culturale ambizioso: invitare artisti, architetti e intellettuali a lasciare un segno, a contribuire alla ricostruzione non solo con case, ma con idee, bellezza e memoria.
Così nasce l’idea di “città-museo”, con opere disseminate lungo strade e piazze, e con luoghi dedicati all’arte contemporanea. Oggi Gibellina è anche stata proclamata Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026.
Questa storia rende la visita più significativa: non si tratta solo di guardare opere, ma di raccontare un territorio che ha affrontato una ferita e che ha scelto di reagire con l’arte.
Il MAC di Gibellina: un museo contemporaneo da esplorare
Oltre alle opere all’aperto, Gibellina ospita un museo di grande rilievo: il Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” (MAC). Vi consiglio di iniziare da qui la visita perchè potete ritirare una mappa con tutte le opere che si trovano all’esterno e orientarvi ma anche vederne i bozzetti e imparare a conoscerle. Poi sarà come una caccia al tesoro fuoir…
Che cosa c’è dentro
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Opere di artisti italiani e internazionali tra cui Mario Schifano, Carla Accardi, Giulio Turcato, Alighiero Boetti, Fausto Melotti, Giuseppe Uncini, Toti Scialoja e altri.
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Una sala dedicata ai bozzetti e ai progetti delle opere che si trovano all’esterno, per stabilire un legame tra il museo e il paesaggio urbano.
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Alcune architetture “exhibit” fanno parte del museo, come la Casa del Farmacista (Progetto di Purini & Thermes), la Chiesa Madre progettata da Ludovico Quaroni, e il “Sistema delle Piazze” di Purini & Thermes.
Perché portare i bambini al MAC
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Il MAC offre uno spazio “protetto” dove il linguaggio artistico è mediato: non è solo “vedo un dipinto”, ma si possono fare attività come leggere bozzetti, scoprire materiali, stimolare la creatività con domande tipo “se tu fossi l’artista, che colore metteresti qui?”
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Può essere una pausa piacevole dopo il percorso all’aperto, magari nelle ore più calde.
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Alcune opere sono “interattive” o stimolanti dal punto di vista tattile, visivo e sensoriale — perfette per incuriosire i più piccoli.
Qui trovate tutte le info su orari, costi etc.
Le opere all’aperto: un museo diffuso da esplorare
Uno dei punti di forza di Gibellina è che camminando per le sue vie si incontrano decine di installazioni artistiche. Questo lo rende adatto anche ai bambini: non serve passare tante ore in un museo, ma si può scandire la visita come una “caccia all’arte”.
Ecco alcune delle opere più interessanti del percorso:
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“Qanat – The Routes of Heaven” di Medhat Shafik (1996): una scultura suggestiva, che crea giochi di spazio e luce.
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Aratro di Didone di Arnaldo Pomodoro (1986): inizialmente realizzato come “macchina scenica” per una tragedia teatrale, oggi è installato vicino alla chiesa di Quaroni.
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Stella d’ingresso al Belice di Pietro Consagra (1981): un simbolo che segna idealmente l’ingresso nel “museo a cielo aperto” di Gibellina
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In totale, si stimano circa 60 opere artistiche e architettoniche disseminate sul territorio di Gibellina Nuova.
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Suggerimento per le famiglie: identifica 5-6 opere “top” e crea un percorso a tappe (ad esempio, con una mappa o foto da cercare). I bambini amano avere una missione: “trova l’aratro”, “conta i cavalli nella montagna di sale”, ecc.
Fondazione Orestiadi: l’anima culturale di Gibellina
La Fondazione Istituto di Alta Cultura Orestiadi è un pilastro del progetto culturale di Gibellina.
Anche al di fuori degli eventi, gli spazi del Baglio di Stefano offrono installazioni permanenti e un contesto architettonico interessante da visitare. C’è un ampio giardino tutto da esplorare con numerose opere d’arte e tre grandi spazi espositivi che ospitano una collezione archeologica, le macchine sceniche di A. Pomodoro, il museo “trame del Mediterraneo” e molto altro.
La Montagna di Sale (opera di D. Paladino) si trova proprio lì, nel cortile del Baglio, e può essere inclusa nel percorso.

Il Cretto di Burri: memoria urbana e paesaggio
Forse la tappa più intensa, suggestiva, difficile da dimenticare: il Cretto di Burri, noto anche come “Grande Cretto”.
Che cos’è
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Il Cretto è un’opera di land art gigantesca che ricopre le macerie della Gibellina Vecchia distrutta dal terremoto.
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Si sviluppa su circa 86.000 m², con blocchi di cemento posti a delimitare (assumendo la planimetria originale) vie, vicoli e spazi del paese antico. Il progetto fu avviato nel 1985, ma sospeso nel 1989 per mancanza di fondi. È stato completato nel 2015, in occasione del centenario dalla nascita di Alberto Burri.
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Il significato è forte: il cretto non cancella le macerie, le conserva trasformandole in un monumento alla memoria, una “mappa del silenzio” che invita alla riflessione.
Come viverlo con i bambini
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Camminare tra i blocchi di cemento è un’esperienza quasi labirintica: i percorsi stretti, il bianco accecante, la geometria creano un’atmosfera unica.
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È importante preparare i bimbi: spiegarne la storia, mostrare foto del prima/dopo, raccontare che non è “giocare tra i massi” ma passeggiare dentro un’opera d’arte che parla di memoria e perdita.
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Meglio scegliere momenti del giorno in cui il sole non picchia troppo: il cemento bianco può riflettere molto.
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Porta acqua, cappellino, scarpe comode: è una zona ampia e non ci sono ripari naturali durante il percorso.
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Lascia spazio al silenzio: a volte è bello dare un momento di pausa, sedersi su un blocco e lasciare che il paesaggio colpisca con la sua monumentalità.
Se avete seguito questo itinerario e avete trovato utili i miei consigli condividete l’articolo e scrivetemi le vostre impressioni.
Se volete leggere qualche altro consiglio per Agrigento e dintorni li trovate qui.
A presto, Laura


